Psicologi per i Popoli – Friuli Venezia Giulia
Convegno Regionale
LA PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA:
aspetti attuativi e prospettive nel Friuli Venezia Giulia
Gruppi vulnerabili
Le reazioni emotive nei bambini e negli anziani
dott.ssa Carla Piccini
Per Gruppi Vulnerabili si intende le persone o i gruppi di persone che sono esposte a situazioni che minacciano la loro sopravvivenza o la loro attitudine a vivere con un minimo di sicurezza sociale ed economica e di dignità umana (Fonte: Activites Sociales des Societes Nationales)
Esempi di tali gruppi di soggetti possono essere i bambini, i minori, gli anziani, le persone diversamente abili, gli emarginati, i tossicodipendenti, le donne in difficoltà, gli immigrati e rifugiati, i malati cronici, oncologici, terminali, ecc.
Il soccorritore, nei confronti della sofferenza, si pone con conoscenza (sapere), abilità (saper fare) e capacità (saper essere), in modo tale che riesca ad entrare nella relazione tra Io e Tu con reciprocità considerazione e rispetto
L’apertura all’altro si incentra, infatti, sul dialogo e sull’accettazione delle persone
Il soccorritore che interviene dopo un disastro ha il compito di valorizzare i “sopravvissuti”
Queste persone provano reazioni emotive legate alla drammaticità dell’esperienza vissuta e necessitano di capire che quelle sono le reazioni comuni a tutti coloro che sono coinvolti in un disastro e devono apprendere a fronteggiare questa nuova situazione
Non bisogna sottovalutare il senso di disperazione, di perdita di speranza, ma la risposta da fornire deve sottolineare la transitorietà di tali sentimenti
Le persone vanno incoraggiate a sentirsi dei sopravvissuti, capaci di resistere a un’esperienza avversa e non vittime di questa
Nelle situazioni di emergenza, le persone si trovano ad affrontare circostanze che non rientrano nei soliti “copioni” ma che, al contrario, richiedono una deviazione notevole del comportamento
La persona che riceve aiuto, anche nella situazione di emergenza, è un individuo con una sua personalità, dignità ed un’aspettativa per cui il soccorritore, oltre all’intervento strettamente tecnico, deve anche sapersi rapportare alle esigenze
L’obiettivo è stabilire, ove possibile, un rapporto empatico affinché gli sforzi del soggetto e quelli del soccorritore interagiscano sinergicamente
La persona che ha bisogno di essere aiutata perché non è in grado di superare la criticità di un evento con le sue forze, dal punto di vista psicologico, deve elaborare ed accettare la sua condizione che generalmente è accompagnata da sentimenti negativi quali senso d’inferiorità, dipendenza e debolezza
Può succedere che la persona che deve essere aiutata, viva la sua condizione come una limitazione ed una minaccia al proprio sé; in tal caso essa attiverà con maggiore probabilità risposte negative come scarsa collaborazione, rifiuto e tendenza a dimostrare che può farcela da sola
In una situazione di emergenza, il soccorritore deve tenere in considerazione le complicazioni che sono legate alla tipologia delle persone che si vanno ad aiutare
Occorre, quindi, osservare l’età (bambini oppure soggetti in età senescente), se è un soggetto diversamente abile, se è straniero
E’ importante anche cercare di venire a conoscenza se il soggetto in passato ha avuto vissuti problematici (di carattere psichiatrico oppure legati ad abuso di sostanze)
Il gruppo vulnerabile dei bambini
Nello specifico i bambini sono un gruppo di soggetti vulnerabili ad alto rischio perché non hanno ancora sviluppato la capacità di fronteggiamento (coping)
I bambini hanno quindi diritto ad un’attenzione speciale
Quando il bambino entra in una situazione di emergenza ed è bombardato da una serie di parole e di concetti, si trova un po’ come un adulto che visita un paese straniero di cui comprende la lingua solo molto parzialmente
Il soccorritore deve comunicare con i bambini ripetendo le cose più volte, lentamente, con le stesse parole e con frasi semplici
Non bisogna mostrare segni di irritazione o di fretta
Tra le prime cose che i soccorritori hanno il compito di effettuare c’è la protezione dei bambini da ulteriori esposizioni, da stimoli traumatici e quindi c’è la necessità di allontanarli dalla zona del disastro, ma anche di proteggerli da curiosi e dai media
Si può organizzare un “rifugio”, un luogo adibito ai bambini, dove possano trovare dei generi di conforto e di distrazione (ad esempio dei colori per disegnare, ecc)
Il soccorritore, con gentilezza ma anche decisione, allontana quindi i più piccoli dal luogo del disastro, dai superstiti gravemente feriti e dalle zone pericolose
In seconda battuta li ascolta e li incoraggia a parlare di quello che stanno vivendo, senza negare la realtà, centrando il discorso sulle cose positive, come ad esempio l’aiuto messo in atto da tante persone e il loro coraggio
Dopo un evento traumatico, i bambini possono perdere la connessione con il mondo a loro familiare
E’ importante, attraverso uno scambio verbale e non verbale (empatico) riuscire a connetterli alla sfera familiare
Aiutarli anche a riprendere contatto con i coetanei, compagni di scuola e di gioco, evitando che si isolino e restino soli
Fondamentale è lasciarli giocare, cioè non bisogna chiedere loro di comportarsi “da uomini”, rispettando e facendo rispettare la loro fragilità
Il gruppo vulnerabile degli anziani
Nello specifico non bisogna mai dimenticare che i soggetti in età senescente sono comunque delle persone adulte
Il soccorritore deve, quindi, intervenire con il massimo rispetto, dando del Lei, senza ricorrere all’uso di soprannomi come nonno e non permettendosi di rivolgersi alla persona utilizzando confidenzialmente la prima persona
Ve tenuto conto che la persona anziana spesso ha problemi all’udito, quindi, se non risponde, il soccorritore deve poter supporre che la persona non lo ha sentito; in questo caso bisogna semplicemente parlargli avvicinando la bocca al suo orecchio, senza mettersi ad urlare
Una regola che può andare bene per il soccorso ai soggetti vulnerabili è quello di mantenere il contatto visivo
Le persone anziane possono essere un’ottima risorsa nel disastro
Con il loro background possono intrattenere relazioni, raccontando ad esempio storie, narrazioni o eventi del loro passato al gruppo dei più piccoli
Un aspetto, invece, limitante per quanto riguarda il soccorso all’anziano è la sua resistenza all’evacuazione
L’unica sicurezza e certezza che possiede sono la sua casa ed i suoi beni (i suoi ricordi)
Conseguenza logica è, quindi, che la persona anziana sia attaccata morbosamente a questa realtà e nonostante la situazione di emergenza non voglia allontanarsi dal suo territorio
Da tenere in considerazione che l’anziano ha la tendenza a dare connotazioni specifiche all’emergenza che sta vivendo in base alla sua personale esperienza (guerre, lutti, ecc)
La nuova realtà di emergenza che sta vivendo può far riaffiorare ricordi, emozioni, sensazioni, pensieri nella sua mente che hanno la necessità di essere espressi
Il soccorritore ha quindi il compito di rassicurare e accompagnare con la presenza fisica ma anche con quella affettiva
Gli strumenti che il soccorritore possiede sono quelli di andare incontro all’anziano (che potrebbe essere spaesato), sedersi accanto a lui
Fondamentale nell’approccio è che il soccorritore dica sempre il proprio nome e si presenti, spiegando la propria funzione
Un’altra soluzione può essere quella di formare anche dei piccoli gruppi in modo tale da stimolare la conversazione
Un altro punto di focale importanza è se esistono pregresse situazioni psichiatriche o di dipendenze da sostanze (vedi soggetti che hanno avuto un percorso da alcolisti o da tossicodipendenti)
Tali informazioni normalmente non sono note ai soccorritori e lo stesso soggetto spesso non le evidenzia nel dialogo, quindi non sono immediatamente identificabili
Talvolta però determinati comportamenti, sia verbali sia gestuali, possono indurre nel soccorritore una riflessione opportuna per ottenere tali informazioni e richiedere un supporto, attivando la richiesta di aiuto tecnico specifico a coloro che hanno le opportune competenze
Fattori che possono evidenziare tali circostanze possono essere il rifiuto e la chiusura del soggetto in se stesso oppure quando lo stesso soggetto esprime un profondo senso di rabbia e ostilità oppure appare indifeso ed esterna il suo senso di inutilità
Il soccorritore può, in questi casi, fare attenzione al proprio comportamento, osservando se stesso e la situazione, parlando pacatamente e con termini semplici, ascoltando, non discutendo con la persona soccorsa
L’obiettivo è di riuscire a rassicurare la persona in modo tale che l’aiuto venga colto e che alcune informazioni sul suo vissuto trapelino per poi fornire l’adeguata risposta in base ai suoi bisogni ed esigenze
Da non dimenticare l’aiuto che possono apportare i membri della famiglia presenti
Essi sono un importante contenitore da cui attingere informazioni sul vissuto della persona soccorsa
Quello che il soccorritore si deve prefissare nel portare aiuto ai soggetti vulnerabili è entrare in contatto il più possibile con l’individualità della persona
Mettere al centro il soggetto comporta il porsi “in presa diretta” con le persone e gli eventi
L’emergenza, proprio grazie alla considerazione dei luoghi, dei processi e degli eventi, consente ai soggetti di far fronte, opponendosi alla frammentazione contingente dello scenario, alla frammentazione più profonda del proprio senso di identità
Ciò a cui si assiste è un complesso riposizionarsi in relazione a riferimenti di fondo, tra i quali il valore dell’essere umano, della vita e dell’incontro hanno un ruolo centrale
Un meccanismo a cui si va incontro aiutando i soggetti vulnerabili è assistere ad una mutazione: il trapasso della vittima da una condizione consueta e routinaria a quella di assistito
Avviene un sovvertimento delle priorità
C’è un passaggio e un mutamento del tipo di relazione che si struttura tra quando una persona viene raccolta a quando decide di essere assistita
BIBLIOGRAFIA
- Anastasio Paola e Incontrera Rolando, Apporto alla Psicologia dell’Emergenza – Supporto didattico al corso per operatori della C.R.I. Volontari del Soccorso – Ispettorato Provinciale di Udine
- www.volontaricriudine.it
- Fenoglio Maria Teresa, Psicologi di frontiera: la storia e le storie della psicologia dell’emergenza in Italia
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dott.ssa Carla Piccini
Psicologo clinico
Membro dell’Associazione Psicologi per i Popoli FVG
e-mail: c.piccini@libero.it
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